Italia
23 Marzo 2022

Al MUSE di Trento ha riaperto la serra tropicale montana

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Dopo due anni di chiusura al pubblico a causa della pandemia, ha recentemente riaperto i battenti la serra tropicale del MUSE, una finestra sulla biodiversità delle foreste pluviali montane dei Monti Udzungwa in Tanzania.

Il piccolo “scrigno verde” è tornato quindi visitabile a piccoli gruppi e con l’obbligo di mascherina FFP2. Tante le novità: fioriture rare, nuovi nati e nuove specie che hanno trovato casa tra banani, ninfee giganti e alberi di cacao.

Un’oasi tropicale tra le Dolomiti: al suo interno, nei 600 metri quadrati di superficie protetti da un involucro di vetro e acciaio, la rigogliosa vegetazione ha espanso la sua presenza, diventando ancora più fitta e densa di specie. Oggi sono oltre 200 le specie botaniche radicate in serra e, rispetto al 2019, si contano alcune new entry, sia in termini specifici, sia in forma di fioriture o fruttificazioni: ben 6 specie di vaniglia– tra cui la Vanilla imperialis, la più grande esistente al mondo – si arrampicano sulle rocce e per la prima volta uno dei tre alberi di cacao ha fruttificato.

La serra è un ecosistema in miniatura e tra le fronde, i frutti e gli specchi d’acqua si nascondono 13 specie di animali, tra anfibi, uccelli e pesci. Agli occupanti di vecchia data si è recentemente aggiunta una coppia di anatre dal dorso bianco, Thalassornis leuconotus, specie acquatica originaria dell’Africa sub-sahariana.

 

Chiusa da marzo 2020 a causa della pandemia, la serra tropicale i giorni scorsi ha ricevuto l’ok per la riapertura dal Comitato Provinciale di Coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro ed è da poco tornata ad essere aperta al pubblico con lo stesso orario del museo.

Per accedervi, bisogna rispettare precise disposizioni: obbligo di indossare la mascherina FFP2 (tranne per i bambini di età inferiore ai 6 anni e altre categorie previste) e rispetto del distanziamento di almeno 2 metri dagli altri visitatori – se non congiunti.

Novità anche sulle modalità di visita: il tempo di permanenza in serra, ambiente tropicale che ha un tasso di umidità del 70-80% e una temperatura media attorno ai 26 gradi, sarà di 10 minuti, per un massimo di 25 persone in contemporanea.

Da non trascurare, infine, l’invito a rispettare le piante e gli animali che ci vivono, un microcosmo rimasto nascosto al pubblico per quasi due anni.

Ma chi sono gli abitanti della serra?

Le ultime arrivate sono due anatre dal dorso bianco (Thalassornis leuconotus), specie tipica degli ambienti acquatici dell’Africa sub-sahariana. Si tratta di piccoli Anatidi dal piumaggio fulvo a strisce scure e due evidenti macchie bianche, una vicina al becco e l’altra sul dorso, coda rigida e grandi zampe palmate in posizione arretrata, tutti adattamenti che favoriscono l’immersione e la ricerca del cibo (frammenti vegetali e piccoli invertebrati) sul fondale. I due esemplari ospiti della serra, nati in cattività presso un allevatore italiano di anatre “ornamentali”, andranno a fare compagnia ad altre 12 specie tra uccelli, anfibi e pesci.

Francesca Rossi, ornitologa e responsabile degli animali vivi del MUSE, rassicura:

Le specie animali presenti hanno sicuramente beneficiato della tranquillità determinata dal periodo di chiusura della serra. Soprattutto gli uccelli hanno potuto utilizzare tutto lo spazio disponibile senza doverlo condividere con i visitatori, e alcuni di loro, come i pettirossi testadineve, Cossypha niveicapilla, si sono anche ripetutamente riprodotti. Inevitabilmente, quindi, il periodo successivo all’apertura sarà un po’ stressante per loro: avranno bisogno di tempo per abituarsi alla costante presenza dei visitatori e nei primi giorni saranno un po’ più timorosi e frequenteranno più volentieri le chiome degli alberi piuttosto che gli arbusti e il terreno. Piano piano però torneranno a capire quali sono i loro spazi “sicuri” e sarà possibile quindi vedere il turaco che si nutre dalle mani degli addetti e i pettirossi testadineve che cantano e mangiano in prossimità del sentiero”.

ph. Archivio MUSE

Le collezioni botaniche: censite oltre 200 specie vegetali

Sono oltre 200 le specie botaniche presenti in serra. Tra le novità, la collezione di 6 specie di vaniglia, tra cui la Vanilla imperialis, la più grande esistente. Nella parte della serra dedicata ai coltivi, è in corso la prima fruttificazione della pianta di cacao, assieme alla papaia e ai banani, mentre qualche settimana fa sono stati raccolti il primo Jackfruit (frutto della Artocarpus heterophyllus) e il primo frutto di vaniglia. Per la seconda volta in Italia (la prima si era verificata sempre al MUSE durante il lockdown), è fiorita la Pseudohydrosme gabunensis, pianta della famiglia delle Araceae, endemica delle foreste del Gabon. Il suo fiore ricorda vagamente un grammofono, con colorazione di fondo giallo-verdastra e al centro una vistosa macchia dal rosso cupo; la sua fragranza – come suggerisce il nome scientifico – odora di serpente d’acqua.

ph. Archivio MUSE

In serra custodiamo diversi endemismi delle montagne dell’Eastern Arc della Tanzania, alcuni dei quali molto rari come Allamblackia ulugurensis, un albero con semi commestibili utilizzato localmente per la produzione di sapone. L’obiettivo – spiega Francesco Blardoni, botanico del MUSE – non è quello di creare un giardino tropicale, ma quello di far immergere il visitatore in uno spaccato autentico di una foresta tanzaniana. Per perseguire al meglio il tematismo della serra montana africana, durante il periodo di lockdown abbiamo realizzato anche un grande lavoro di sostituzione delle specie botaniche asiatiche, originariamente utilizzate come controfigure, con nuove specie proprio di origine tanzaniana”.

ph. Archivio MUSE

Manutenzioni e nuovi habitat

Durante i mesi di chiusura, oltre alla manutenzione ordinaria, è stato realizzato sul lato meridionale della serra un nuovo specchio d’acqua (una trentina di metri quadrati) rappresentativo delle superfici di “acque ferme” e particolarmente adatto alla crescita di ninfee e altre piante flottanti. Tra queste spicca un grande esemplare di Typhondorum lindleyanum, imponente Aracea (quindi un parente delle alocasie o “orecchie d’elefante”), che ricorda un banano cresciuto nell’acqua.

Realizzata anche una nuova cartellinatura identificativa delle specie botaniche grazie alla ristampa delle didascalie realizzata in legno di iroko con incisione laser a cura del MUSE Fablab, l’officina di fabbricazione digitale del museo.

ph. Archivio MUSE

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